Siamo abituati, in psicologia (e non solo), a considerare il cambiamento come il risultato di strategie efficaci utilizzate per allenare la nostra mente. Oggi invece cerco di raccontare un approccio differente alla cura del dolore e di quello che può affliggere ognuno di noi, in modo diverso, nella propria vita.

Questo approccio si chiama ACT e consiste, come scrive S. Hayes, “nell’uscire dalla propria mente ed entrare nella propria vita. Alle menti questo programma non piace”. Alla nostra mente non piace perché non è abituata a funzionare così, e si impegnerà a fare quello che le riesce meglio, cioè combattere questo tentativo di cambiare approccio ai nostri problemi. Ma non ci arrenderemo, continueremo a impegnarci: ACT significa azione, invita prima di tutto a agire e provare, non a agire in un modo qualsiasi, ma agire in modo impegnato, caratteristica principale che muove l’azione guidata dai propri valori.

Le domande alla base di un percorso ACT sono domande semplici e insieme complesse, domande che forse non ci poniamo da molto tempo: “Per cosa voglio vivere la mia vita?”, “Che cosa conta davvero, nel profondo del mio cuore?”. Queste domande genereranno i nostri valori personali e ci guideranno, ci motiveranno, nel percorso verso il cambiamento.

La strada ACT è fatta di impegno, di ricerca e di consapevolezza dei propri valori, affinché la propria vita possa essere una vita impegnata, coinvolta e in linea con quello in cui si crede davvero e per cui riteniamo che la nostra vita possa essere degna di essere vissuta.

I sei processi terapeutici fondamentali dell’ACT

E’ possibile capire l’ACT tenendo presente i sei processi sui quali si fonda, processi da conoscere e praticare.

  • Contatto con il momento presente (essere qui adesso): significa portare la propria attenzione in modo flessibile, sia sul nostro stato interiore che sull’esterno, significa prestare attenzione alla nostra esperienza qui e ora invece che farci trasportare dai nostri pensieri in modo automatico.
  •  Defusione (osservare il proprio pensare): significa imparare a staccarci dai nostri pensieri, immagini, ricordi. Osserviamo i nostri pensieri per quello che sono, né più né meno che parole e immagini.
  • Accettazione (aprirsi): significa smettere di ingaggiare una lotta costante con i nostri pensieri e i nostri sentimenti. Cercando di fermarli, cacciarli, cambiarli. Impariamo a lasciare che siano quello che sono, non significa che dobbiamo amarli, significa solo fare loro spazio.
  • Sé come contesto (pura consapevolezza): è il sé che osserva, il sé capace di consapevolezza verso i propri pensieri e i processi mentali che vi sottostanno.
  • Valori (sapere quello che è importante): i valori sono come una bussola, possono guidare le nostre azioni e dunque la nostra vita, riuscendo a darle uno scopo e un senso.
  • Azione impegnata (fare quello che serve): significa agire secondo i propri valori. Seguire un’azione impegnata secondo i propri valori, può portare con sé sia piacere che dolore, è quello che arricchisce la propria vita e la rende degna di essere vissuta. Per la ACT il dolore è parte naturale della  vita, e attraversarlo può essere inevitabile, ma anche possibile, in un percorso che alla base ha soprattutto valori personali portati avanti da un’azione impegnata.

E’ possibile ricordare il nucleo di tutto il processo attraverso l’acronimo ACT: Accetta i tuoi pensieri e le tue emozioni, Connettiti con i tuoi valori, Traduci i tuoi valori in azioni efficaci.

Una metafora per raccontare l’ACT

Russ Harris propone una metafora efficace per raccontare l’ACT:

pensa di avere un libro che tieni con le tue mani davanti alla tua faccia mentre stai parlando con una persona. Ecco, riesci a vedere chi è? Cosa sta facendo mentre parla? Che espressione hanno i suoi occhi? Come ti senti a interagire durante questa conversazione?

Probabilmente la risposta è negativa a tutte queste domande, con un libro davanti alla faccia non vedi l’altro, non capisci le sue espressioni, non ti accorgi se si muove, non puoi a tua volta rispondere in modo adeguato o intervenire in uno scambio utile. Il tuo impegno è concentrato sullo sforzo di tenere il libro davanti alla faccia, che ti impedisce di fare qualsiasi altra cosa che non sia sforzarsi di tenerlo così, e costringendoti a impegnare le tue energie in questo sforzo, probabilmente sentirai anche una grande fatica nelle braccia.

Funziona allo stesso modo per tutti gli altri contesti in cui ti ostini a tenere un libro davanti alla faccia, questa azione ti impedisce di fare ogni altra cosa, di essere te stesso al meglio. Il libro rappresenta tutti i pensieri, sentimenti e ricordi dolorosi con cui hai lottato per tanto tempo: sei talmente coinvolto e ingaggiato con questi pensieri che perdi contatto con tutto il resto, non puoi fare più cose che prima erano molto semplici.

Prova ora a spingere via il libro da te. Ce la fai? Oppone resistenza? E’ faticoso?

Hai fatto questo per anni con i tuoi sentimenti e il tuo dolore. Ha funzionato? Forse li hai tenuti a distanza, ma sono forse meno dolorosi? Probabilmente no.

Allora? Cosa possiamo fare? Proviamo a appoggiare il libro sulle ginocchia. Come ti senti adesso? Riesci a interagire con gli altri? A osservare l’ambiente intorno a te? A muovere le mani? A usare le mani per scrivere o bere un caffè? Probabilmente sì. E anche la tua mente è più libera di concentrarsi su qualche altra azione. Certo, il libro (il tuo dolore) è ancora lì, probabilmente vorresti scaraventarlo via lontano da te, ma pensaci, quante volte hai provato a farlo, senza successo? Quante volte hai provato a non pensarci e non sentirne il peso con strategie sempre nuove, per esempio pensando a altro, o incolpandoti, o accusando di ciò la tua famiglia, o mangiando, o ancora restando a letto e rifiutando inviti a uscire, e così via. Alcune strategie allontanano questi pensieri per un periodo, ma poi possono tornare, anche più forti di prima.

Ecco cosa cerca di fare l’ACT, cerca di insegnarti a trattare pensieri e sentimenti sgradevoli in modo che abbiano una minore influenza su di te. Così, invece di tenere il libro davanti alla faccia o di scaraventarlo via, si può imparare a appoggiarlo sulle gambe e lasciarlo stare.

Quando non sei più in lotta con i tuoi pensieri, invischiato, aggrappato al tentativo di trattenerli, diventi libero, in grado di investire le tue energie in azioni efficaci e consapevoli, azioni che possano migliorare concretamente la qualità della tua vita.

 

Riferimenti bibliografici:

Fare ACT, una guida pratica per professionisti all’ACT, di R. Harris, Ed. Franco Angeli, 2011

La trappola della felicità, di R. Harris, Ed. Erickson, 2010