Il lavoro psicologico è sfaccettato e complesso.

Chi sceglie di iniziare un percorso psicologico sceglie di lavorare in modo concreto, attento, profondo, nuovo.

Il suo percorso dipenderà da molte variabili. Dalla disponibilità a mettersi in gioco. Dalla voglia di cambiare che preme oppure si nasconde. Dagli obiettivi scelti. Dal dolore che può essere insopportabile oppure necessario. Dalla volontà di non fuggire davanti alla complessità ma piuttosto cercare un modo personale per attraversarla.

Uno psicologo accompagna la persona e la aiuta a chiarire questi punti per iniziare a orientarsi nel viaggio insieme. Ma non la indirizzerà mai. Non suggerirà mai quale direzione prendere. Non avrà risposte pronte o soluzioni a portata di mano.

Un percorso psicologico è fatto di complessità, non cerca di semplificare ma piuttosto di riformulare con parole appena diverse capaci di lasciare intravedere una nuova possibilità o un punto di vista alternativo.

Comunicare il lavoro psicologico è difficile, implica equilibrio tra complessità e chiarezza, vuol dire evitare frasi fatte e luoghi comuni che niente hanno da dire più di quello che (non) sanno dire, significa raccontare in modo comprensibile ma senza banalizzare, senza nascondere i passaggi più articolati e complessi.
Anche per questo, forse, il lavoro psicologico a volte può apparire sfuggente, quando invece è incredibilmente concreto e presente nella vita di ogni giorno.

La comunicazione alla quale siamo ormai abituati, quella social, ma non solo (è così anche molta letteratura contemporanea), è una comunicazione veloce, accattivante, procede per slogan e frasi fatte svuotate di significato, rifugge il pensiero complesso, il tempo per riflettere, i passaggi intermedi necessari per elaborare un ragionamento.

Siamo assuefatti a un pensiero impoverito, scarnificato, svuotato in favore di una apparente semplicità.

Le soluzioni ci sono offerte sotto forma di citazione.

La riflessione non è un necessario passaggio tra due punti di vista ma ci è mostrata come evidenza, come valorizzazione della semplicità, saltando ogni passaggio che sta in mezzo, ignorando tutto il percorso fatto per arrivarci, è mostrata come un punto di arrivo e non come parte imprescindibile del processo di scoperta e conoscenza.

La complessità è temuta, ritenuta sinonimo di difficoltà, di inutile complicazione fine a se stessa.

Eppure, complessità non è complicazione, anzi, complessità è ricchezza, varietà, possibilità.

Il lavoro psicologico non può sottostare a questo impoverimento del linguaggio e del pensiero e non può essere comunicato in questo modo superficiale e ammiccante.

Comunicare la psicologia in modo corretto e onesto è oggi più che mai una sfida, una sfida che faccio mia con la cura e la dedizione che mi piace mettere in ogni cosa.