Quando una persona è in una situazione di forte sofferenza si attiva un sistema di minaccia e protezione in cui la mente è coinvolta in un costante stato di pericolo per far fronte ai possibili attacchi, questo stato mentale influenza emozione e motivazione, e rende la persona costantemente in allerta per un possibile pericolo imminente.
Quando una persona sperimenta un forte dolore però, possiamo dire con una certa sicurezza, tutto quello di cui ha bisogno non è sentirsi minacciata e pronta a reagire a un attacco, ma è proprio l’opposto: una persona che soffre ha bisogno di calore, di sentirsi accolta e capita, di non sentirsi in pericolo, di non sentirsi sola.
Questo è proprio quello che si crea attraverso la compassione.

La compassione (cum patire, soffrire insieme) è concettualizzata in vari modi. Il primo a porvi attenzione è stato il Dalai Lama che la definisce come “una sensibilità alla sofferenza di se stessi e degli altri unita a un profondo impegno nel cercare di alleviarla”.
Per iniziare a conoscerla e piano piano a sviluppare una mente compassionevole, è utile per prima cosa capire la differenza tra mente minacciata e compassionevole. La mente minacciata è uno stato di allerta costante nel quale l’attività principale è la ruminazione, cioè un pensiero ripetitivo, costante e arroccato su stesso, un pensiero autocritico, impregnato di un misto di colpa e vergogna, un pensiero che illude di trovare una soluzione ma non fa che amplificare lo stato di malessere, di irritabilità, stanchezza, tristezza o paura. La mente compassionevole invece implica la capacità di gentilezza e accudimento verso se stessi e il proprio dolore, oltre a quello degli altri.

La Terapia Focalizzata sulla Compassione (TFC) si basa su un approccio evoluzionistico e su recenti scoperte delle neuroscienze, e considera la capacità di sperimentare compassione come derivata dalla tendenza mentale a attuare comportamenti altruistici e di accudimento.

L’ altruismo, cioè la spinta a aiutare gli altri e alleviare la loro sofferenza, è gia presente nei bambini di 14-18 mesi a prescindere dalle ricompense che avranno. L’ accudimento ha lo scopo di garantire una guida , una forma di protezione e un sostegno al fine di favorire uno sviluppo equilibrato e armonioso nell’altro, in linea con le proprie inclinazioni e possibilità. L’accudimento richiede abilità specifiche. Secondo Paul Gilbert (psicologo e principale studioso della TFC) ognuno può indirizzare queste abilità implicate nel comportamento di accudimento anche verso se stesso: ognuno può imparare a indirizzare verso di sé la capacità di prendersi cura, proteggere, soccorrere, insegnare, guidare, consigliare, rassicurare e offrire accettazione tale da sperimentare un senso di calore e appartenenza. E’ possibile cioè imparare la mente compassionevole, l’attenzione compassionevole, il pensiero compassionevole, il sentire compassionevole, il comportamento compassionevole, le immagini compassionevoli e persino una sensazione fisica compassionevole.

La compassione è composta da attributi come l’empatia, il non giudizio, la sensibilità, la simpatia, l’empatia, la tolleranza alla sofferenza. Le abilità implicate nella compassione sono la capacità di attenzione, di immaginazione e di ragionamento. Attributi e abilità interagiscono tra loro, dando origine alla mente compassionevole, circondata da un certo calore che sta a sorreggere tutto il processo.

Il calore è ciò che fa la differenza in un processo di accudimento. E’ probabilmente associato a effetti tranquillizzanti e al rilascio di endorfine (Wang, 2005). Implica qualità come la tenerezza, la dolcezza, la gentilezza e l’interesse verso l’altro, insieme a una certa giocosità. Il calore è la base delle sensazioni positive connesse alla capacità di tranquillizzare e rassicurare, attenua le emozioni di rabbia, ansia e tristezza, e i comportamenti difensivi (aggressione e fuga).
Il calore è composto da almeno tre caratteristiche principali: è composto da spetti verbali e non verbali con qualità calmanti, implica condivisione di emozioni positive tra persone e stimola il senso di appartenenza e connessione con l’altro, si manifesta principalmente quando le persone si sentono al sicuro e sentono di potersi fidare.

E’ possibile allenare la mente alla compassione attraverso il Training della mente compassionevole (TMC).

L’elemento centrale della TFC è aiutare la persona a de-patologizzare la propria sofferenza, a capire l’origine neurobiologica del senso di colpa e di vergogna provati, che quindi possono essere attraversati e superati con un approccio compassionevole e con tecniche specifiche create dalla TFC e insegnate attraverso un Training apposito.

Il primo esercizio immaginativo previsto dal TMC è quello di creare un posto sicuro, un luogo capace di infondere calma e sicurezza, da esplorare in ogni dettaglio che possa emergere alla mente, con pazienza e con lentezza. Il posto sicuro non è un luogo dove scappare da qualcosa o per evitare qualcos’altro, il posto sicuro è un luogo capace di accogliere, confortare e rasserenare, il modo per iniziare a sviluppare attenzione, ascolto, cura e compassione verso se stessi.

 

Bibliografia:

La terapia focalizzata sulla compassione di P. Gilbert. Franco Angeli Editore

Compassionate mind training for people with high shame and self-criticism: a pilot study of a group therapy approach. P. Gilbert e S. Procter. Clinical Psychology and Psychotherapy (2006).

The compassionate mind. P. Gilbert (2009). London Constable and Robinson.

Compassion: conceptualisations, research and use in psychotherapy. P. Gilbert. London: routledge. (2007)