Nessun uomo è un’isola, scriveva John Donne. Siamo tutti immersi in un mare di relazioni e connessioni con gli altri, da regole, diritti e doveri che regolano queste relazioni e queste interazioni. E non sempre è così facile trovare un equilibrio che ci renda soddisfatti, che ci faccia stare bene con noi stessi e con gli altri.

La tentazione a volte potrebbe essere quella di ‘diventare un’isola’, e lasciare fuori da sé tutto quello che è altro, che è diverso, che ci affatica, che ci addolora. La solitudine, di per sé, è una grande conquista: vivere, accettare e comprendere la solitudine significa autonomia. Invece l‘isolamento, essere isolati, significa sentire il vuoto che la mancanza dell’altro crea, implica una dipendenza dall’altro che non c’è o con il quale non si riesce a relazionarsi. Vivere la solitudine senza isolamento è la sfida che possiamo tentare per il nostro benessere: chi vive la propria solitudine interiore può rivolgere lo sguardo all’altro, può aprire il proprio cuore all’altro, al suo mondo, alle sue parole. Senza questa solitudine che direi luminosa e libera, i rapporti con gli altri diventerebbero aridi, soffocanti, egoistici. Può sembrare un paradosso, ma comprendere profondamente questo è il primo passo verso l’autonomia.

Ma come è possibile imparare a raggiungere e amare la nostra solitudine che ci renderà liberi?

Un modo per imparare ad avvicinarvisi è imparare ad esercitare l’assertività. L’assertività è ‘la caratteristica di chi realizza se stesso, manifestando le proprie doti e le proprie esigenze nel contesto sociale, ma senza ritenersi coincidente con esse‘ (Anchisi  e Gambotto Dessy).

L’assertività riguarda i diritti della persona e la capacità di riconoscerli e metterli in atto nel rispetto di se stessi e degli altri. E’ caratterizzata da un insieme di fattori che agiscono sul comportamento dall’interno producendo emozioni positive, è un’energia interiore capace di andare a influenzare e migliorare le relazioni con l’altro. Affinché l’assertività funzioni bisogna che sia applicata, che sia agita ogni giorno, e non soltanto che sia teorizzata o compresa. L’assertività deve essere messa in atto a partire dal comportamento quotidiano, passo dopo passo, solo così dimostrerà la sua forza, e influenzerà non solo le azioni, ma tutti i nostri pensieri su noi stessi e sugli altri, e saprà modificarli.

L’assertività aiuta ognuno di noi a prendere consapevolezza di se stesso e degli altri, a riconoscere se stesso come persona unica, distinta dagli altri, responsabile delle proprie azioni e dei propri pensieri, degni di rispetto, al pari degli altri, delle azioni e dei pensieri altrui, in una relazione di reciprocità. La persona assertiva sa, ha la coscienza di appartenere al genere umano, dunque non tratta nessuno come estraneo, questo accade invece alla persona passiva e a quella aggressiva, abituate ad un atteggiamento individualistico ed egocentrico che li porta a considerare l’altro come estraneo da sé. Questo implica che noi e gli altri abbiamo gli stessi diritti e gli stessi doveri, implica il rispetto della dignità umana e delle differenze individuali. Il fine è la realizzazione di sé, e la costruzione della propria identità, nel rispetto dei valori personali e etici. Raggiungere la consapevolezza del proprio valore, nutrire la propria autostima, nel rispetto degli altri e nella capacità di valorizzare anche l’altro, è una delle conquiste di un percorso assertivo.

L’assertività segue un criterio etico per realizzarsi, cioè un criterio che deve essere valido per tutti gli uomini, universale, o come dice Kant, trascendentale. I valori che guidano un comportamento assertivo sono valori che vanno oltre le singole esigenze o posizioni individuali, ma si ispirano a valori umani universali come la dignità e la forza d’animo, e come tali implicano un’assunzione di responsabilità.

Questo aspetto va di pari passo con l’autostima: l’autostima infatti richiede la consapevolezza di poter decidere per se stessi, a differenza dell’autoefficacia che invece riguarda la capacità di autorealizzarsi utilizzando al meglio le proprie risorse e la propria esperienza e la capacità di riconoscere i propri punti di forza e di debolezza. L’autostima invece è connessa con i valori personali che orientano le proprie azioni e i propri obiettivi. Dunque, mentre l’autoefficacia è collegata al contenuto e alla realizzazione o meno di un certo obiettivo, l’autostima, una volta formatasi, non è scalfibile dall’esperienza perché è sganciata dal contenuto: ‘l’autostima nasce dal togliere e non dal mettere, ci si deve liberare da ogni pregiudizio, togliere gli ostacoli legati all’interpretazione e dare l’importanza ai fatti più che alle parole, eliminare le etichette e i giudizi, avere chiari gli obiettivi, renderli concreti e visibili’ (Anchisi e Gambotto Dessy). 

Come accennavo sopra, trovo che gli aggettivi che stanno bene vicino al comportamento assertivo siano libero e luminoso. E forse non a caso mi ha colpito molto questo brano che spiega molto bene il senso e la realizzazione di se stessi, di un equilibrio possibile da raggiungere imparando a nutrire la propria solitudine, la propria assertività, la propria autostima, la propria apertura all’altro, seguendo i nostri obiettivi e rispettando i valori che ci guidano.

‘Illuminare ogni pensiero alla luce dell’io significa che noi non siamo i nostri pensieri, ma il soggetto che li osserva, ne prende atto e poi sceglie quelli che riconosce in linea con i propri obiettivi e i propri valori. Noi siamo il cielo, i pensieri sono le nuvole, che vanno e vengono, mentre il cielo rimane immutato e imperturbabile. La coscienza di noi stessi permane e si arricchisce di ogni nuova esperienza: come l’universo nella fisica di Einstein, così l’io inteso come coscienza, è attualmente limitato, ma in costante espansione, e perciò tendenzialmente infinito’.

 

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Bibliografia:

Manuale di assertività (teoria e pratica delle abilità relazionali: alla scoperta di sé e degli altri) di R. Achisi e Mia Gambotto Dessy. Edizione Franco Angeli, 2013