Scrive Natalia Ginzburg in Vita immaginaria: “Pensavo di essere la sola persona al mondo ad avere un segreto così strano, così ridicolo, così umiliante. Pensavo che probabilmente ero pazza. Per molto tempo, noi pensiamo di essere le sole persone al mondo ad avere una vita immaginaria. Tardi arriviamo a capire che è una cosa di molti, e forse di tutti”.

Uno dei grandi pregi di questo albo di Bimba Landmann è quello di dire ai bambini che non sono i soli, e che non sono da soli.

Leggendo questa Enciclopedia dei miei amici immaginari ho trovato continui spunti psicologici e vorrei provare a condividerli, sperando, così facendo, di non banalizzare quanto raccontato e illustrato da Bimba Landmann, cioè senza rendere didascalica quella che in queste pagine è arte e poesia.

In psicologia si parla poco di cosa sia l’amico immaginario, di quale sia la sua funzione nello sviluppo cognitivo e affettivo del bambino. Ne ha parlato un po’ Piaget, tanti anni fa, con la sua teoria stadiale dello sviluppo e l’attenzione alle fasi del pensiero astratto e concreto. Nello specifico non si trovano molti studi in merito.

Leggendo questa Enciclopedia dei miei amici immaginari, pensato e illustrato da Bimba Landmann e pubblicato da Camelozampa, ho avuto però alcune impressioni e ho sentito che ci sono molti accostamenti possibili; provo ad appuntarli qua, sperando possa essere l’inizio di un confronto.

L’amico immaginario è come una voce interiore che accompagna e guida il bambino a conoscere se stesso e il mondo. Ognuno di noi ha una voce interiore che lo accompagna, e troppo spesso da grandi questa voce è una voce autocritica, una voce che somiglia molto al “nemico immaginario” descritto da Bimba: parole pungenti, bestiaccia del non rispetto, schiaccia fiducia, serpe criticatutto. Sono nomi che descrivono in modo efficace quello che fa una voce autocritica: invece di guidarci, ci blocca; invece di darci fiducia, ci punisce; invece di offrire conforto, ci mortifica.

Via via che cresciamo, impariamo a parlarci così, con una voce che ci sgrida, ci prende in giro, ci critica, anche quando cerchiamo di farci forza, di reagire, di trovare coraggio. Eppure, con un caro amico in cerca di un consiglio non lo faremmo mai: saremmo invece pronti ad ascoltarlo, accoglierlo, dargli fiducia e coraggio, trovare i suoi punti di forza e cercare soluzioni insieme.

Questo è proprio quello che fa l’amico immaginario con ogni bambino. È una presenza che può dare conforto, supporto, forza, calore, gentilezza e assenza di giudizio. I bambini ricavano da questo rapporto con l’amico immaginario la sicurezza che cercano dentro di sé e intorno, e la fanno esistere ogni volta che ne hanno bisogno: nei momenti di difficoltà, quando pensano, quando hanno dubbi e domande, quando affrontano situazioni nuove.

Tutti noi affrontiamo regolarmente situazioni complesse che ci possono fare paura o farci sentire inadeguati e insicuri. In queste situazioni, ben raramente riusciamo a parlarci con affetto e in modo compassionevole; è più frequente che la nostra voce autocritica ci sgridi e ci inibisca, accrescendo la nostra ansia e la nostra paura. Questo comportamento, seppur frequente, è parte integrante del nostro dolore.

Per affrontare questo dolore, ci sono approcci terapeutici che incentivano lo sviluppo di una “immagine compassionevole” con la quale imparare a parlare a se stessi e offrirci comprensione e conforto e che, ben lungi dal lasciarci fermi, sono risorse indispensabili per trovare forza e coraggio per andare avanti e sfidare la paura, l’incertezza e quello che non si conosce.

Questa immagine compassionevole ha qualità molto simili a quelle dell’amico immaginario descritto da Bimba: la saggezza, la forza, il calore, la gentilezza e l’assenza di giudizio o condanna.

Infine, quello che più mi colpisce tra queste pagine è “la cura dei cuccioli” pensata da Bimba Landmann. Questi “appunti” rispecchiano pienamente quelli che sono i nostri bisogni primari: bisogno di attaccamento (creare un legame), di autonomia e libertà (fiducia), di limiti e regole (educazione), di validazione delle emozioni (rispetto), di sperimentare e divertirsi (creatività e gioco).

La terapia insegna a ognuno di noi a riconoscere i bisogni non soddisfatti e a trovare un modo per nutrirli a ogni età. L’albo di Bimba Landmann ci invita e ci accompagna in questa scoperta, perché non è mai troppo tardi per incontrare un amico immaginario o un’immagine compassionevole che sappiano prendersi cura di noi, del nostro dolore e delle nostre ferite, ogni volta che ne abbiamo bisogno.

 

Riferimenti bibliografici:

Enciclopedia dei miei amici immaginari di Bimba Landmann, ed Camelozampa 2021