Il termine Trauma deriva dal greco e può essere tradotto come  “ferita”, “rottura”, “lacerazione”. Ognuno di noi reagisce a un possibile trauma con una risposta di stress, caratterizzata da tensione fisica e psicologica, e attivando normalmente una risposta di attacco, di fuga o di immobilizzazione. Lo stress non è sempre negativo, in inglese infatti si definisce ‘eustress’ lo stress positivo e al lato opposto ‘distress’ quello negativo: lo stress conseguente a un trauma è un distress che si verifica in particolare quando:

  • l’evento stressante è ritenuto inatteso e imprevedibile
  • la persona sperimenta un’assenza di controllo sull’evento
  • l’evento costituisce una minaccia per il proprio benessere
  • vengono a mancare le risorse necessarie (individuali e ambientali) per affrontare lo stress

 

Il nucleo centrale di un trauma può essere identificato, secondo Spiegel (2008), in un senso di impotenza, come quello che si sente in una situazione che appare fuori controllo.

Una situazione percepita come pericolosa può innescare paura sia a livello cognitivo che fisico e può generare le conseguenti reazioni di attacco, fuga oppure di immobilizzazione. Quando queste possibili reazioni non vengono esperite completamente, e quindi in qualche modo risolte, possono restare bloccate, come sospese a lasciare aperta una ferita, questa ferita che non viene così curata, resta a mostrare e ricordare il trauma. Quello che un evento di questo tipo può generare è un Disturbo da Stress post Traumatico, che secondo i criteri del DSM 5 deve verificarsi per esperienza diretta, oppure assistendo a un evento traumatico per altri, oppure conoscendo un trauma accaduto a una persona cara, o infine per una ripetuta e strema esposizione a dettagli crudi di un certo evento grave.

Secondo l’ICD-11, un evento può essere traumatico non tanto in base all’evento in se’ ma piuttosto in riferimento alle reazioni che suscita soggettivamente nella persona e all’impatto che ha sulla sua quotidianità. 

Per approfondire meglio le caratteristiche di un trauma, vengono abitualmente suddivisi in grandi traumi e piccoli traumi. I grandi traumi sono rappresentati da quelle situazioni di gravi e estremi pericoli che minacciano se stessi o gli altri (per esempio catastrofi naturali come i terremoti) . I piccoli traumi invece sono esperienze traumatiche non estreme, sono eventi di vita non catastrofici, ma capaci di minare l’equilibrio psichico per la loro pervasività e ripetitività (per esempio maltrattamenti ripetuti).

Esistono esperienze tali che in letteratura sono state associate in modo costante allo sviluppo di sintomi e disturbi post-traumatici, e a grandi linee possono essere raggruppate così:

  • abuso e molestie sessuali
  • abuso e molestie sessuali su minori
  • abuso fisico e aggressioni
  • abuso emotivo/maltrattamento psicologico
  • trascuratezza o neglect
  • gravi incidenti, malattie o procedure chirurgiche
  • violenza domestica assistita
  • violenza comunitaria
  • disastri naturali o prodotti dall’uomo
  • trasferimento forzato
  • guerra, terrorismo e violenza politica
  • lutto traumatico
  • prigionia e tortura

Le persone che sperimentano un’esperienza traumatica grave e intensa presentano sintomi eterogenei nelle settimane successive all’evento, che procurano sofferenza acuta, paura e senso di impotenza. In molti casi questi sintomi vanno incontro a remissione spontanea, in altri casi si stabilizzano fino a configurare un disturbo da stress acuto.

Secondo il DSM-5 i sintomi sperimentati dalla vittima con disturbo da stress acuto possono essere divisi in cinque categorie:

. sintomi d’intrusione

. umore negativo

. sintomi dissociativi

sintomi di evitamento

. sintomi di attivazione fisiologica

 

 

 

 

 

 

 

Riferimenti Bibliografici:

Manuale di intervento sul trauma (A. Montano e R. Borzì) Ed. Erickson 2019

Il corpo accusa il colpo (B. Van Der Kolk, Raffaello Cortina Editore 2015